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Cavalcare, tirare con l'arco, dire la veritā
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Storico greco, nacque ad Alicarnasso intorno al 484 a.C. da famiglia di
un certo rango. Tra il 455 e il 447 si collocano i suoi grandi viaggi in
Egitto, Libia e Vicino Oriente. Morì nel 425 a Turii, in Magna Grecia.
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So che i Persiani praticano questi costumi; non sono soliti
innalzare statue degli dei, templi e altari, ma accusano di stoltezza chi lo
fa, perchč non ritengono, come i greci, che gli dei siano a immagine dell'uomo.
Sono soliti invece salire sui monti pių alti per offrire sacrifici a Zeus, e
chiamano Zeus tutta l'orbita del cielo. Sacrificano al sole, alla luna, alla
terra, al fuoco, all'acqua e ai venti. A essi soli sacrificano fin dalle origini;
avendolo appreso dagli assiri e dagli arabi, sacrificano anche a Urania. Gli
assiri chiamano Afrodite Mylitta, gli arabi la chiamano Alilat, i persiani Mitra.
Questo č il sacrificio in uso presso i persiani per gli dei che ho detto; quando
vogliono sacrificare, non fanno altari nč accendono il fuoco; non usano libagioni,
nč flauti nč ghirlande. Quando qualcuno vuole sacrificare a uno di questi dei,
porta l'animale in un luogo puro, quindi invoca il dio con la tiara coronata,
per lo pių di mirto. Il sacrificante non può invocare beni per sč solo, ma prega
per la fortuna di tutti i persiani e del re. Dopo aver smembrato la vittima
e dopo averne cotto le carni, sparge le erbe pių tenere, soprattutto trifoglio,
e su queste mette le carni. Quando le ha disposte così, un mago che gli sta
vicino canta una teogonia: infatti č uso presso di loro non compiere sacrifici
senza mago. Dopo aver aspettato un pò di tempo, il sacrificante porta via la
carne e se ne serve come preferisce.
Incontrandosi per strada, si può capire se sono di pari condizione: infatti,
invece di salutarsi, si baciano sulla bocca; se uno dei due č inferiore di poco,
si baciano sulle guancie; se uno invece č inferiore di molto, si prosterna all'altro
inchinandosi. Dopo se stessi stimano i loro vicini pių prossimi. Stimano meno
di tutti quelli che abitano pių lontano di loro, ritenendo se stessi i migliori
fra gli uomini, mentre quelli che abitano pių lontano sarebbero i peggiori.
I persiani accolgono usi stranieri pių di tutti gli uomini. Portano infatti
il costume dei medi, avendolo ritenuto pių bello del proprio, e in guerra corazze
egiziane. Quando li imparano, praticano ogni tipo di piaceri, e si congiungono
ai ragazzi avendolo appreso dai greci. Ciascuno di loro sposa molte mogli legittime
e possiede ancor pių concubine.
Per loro č segno di virilitā essere guerrieri valorosi e avere molti figli:
il re ogni anno manda doni a chi ne ha di pių. A partire dai cinque e fino ai
vent'anni, educano i figli in tre sole cose: a cavalcare, a tirare con l'arco
e a dire la veritā. Prima dei cinque anni il bambino non giunge alla vista del
padre, ma vive presso le donne, questo perchč, se muore mentre lo allevano,
non dia al padre dolore alcuno.
Il re non fa uccidere nessuno per una sola accusa, nč per una sola accusa nessuno
degli altri persiani infligge una pena irreparabile ad alcuno di quelli della
sua casa. Dicono anche che nessuno ha mai ucciso il proprio padre e la madre;
ma, secondo loro, ogni volta che č accaduto qualcosa di simile, č certissimo
che si scoprirebbe indagando che si trattava di figli spuri; infatti, dicono,
non č possibile che un padre vero sia ucciso dal proprio figlio.
Quello che a loro non č permesso fare, non č permesso neppure dirlo. Ritengono
che dire menzogne sia la cosa pių vergognosa; in secondo luogo fare debiti,
perchč č inevitabile che chi ha debiti dice anche qualche menzogna. Scacciano
dal paese ogni straniero che sia colpito dalla lebbra, e scacciano anche le
colombe bianche adducendo la stessa accusa. Nei fiumi non orinano e non sputano,
non vi si lavano le mani, nč tollerano che alcun altro lo faccia: i fiumi sono
venerati moltissimo.
(da "Le storie", I 131-140)
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